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Intervista a Maurizio Leo, Assessore al Bilancio e allo Sviluppo economico del Comune di Roma
L’ultima volta che abbiamo parlato di Fisco su queste pagine risale all’autunno 2003. Ne parlammo perché da poco era stata varata la riforma tributaria sul riordino della tassazione societaria al 33 per cento. Oggi, passati un po’ di anni, che ne pensa di quella iniziativa? Ha funzionato?
Se ci riferiamo all’Ires, che oggi si applica con l’aliquota del 27,5 per cento, certamente ha ammodernato il nostro sistema di tassazione del reddito d’impresa, rendendolo più simile a quello degli altri principali Paesi europei. Peraltro, si potrebbe discutere a lungo sulla sua capacità di rendere il sistema fiscale italiano più competitivo e in grado di sostenere lo sviluppo del Paese: basti pensare agli ultimi interventi sulla parziale indeducibilità degli interessi passivi. Ma c’è da dire anche che le regole di tassazione del reddito d’impresa sono solo una parte del problema: è la misura del prelievo la questione fondamentale per l’economia, e il nostro Paese, in questo senso, è assai svantaggiato dall’imponente livello del debito pubblico, che costringe a tenere elevata la pressione tributaria.
Oggi ci troviamo a dover gestire non poche emergenze: il mondo imprenditoriale, le professioni e soprattutto il lavoro dipendente. I consumi languono e come diceva il compianto prof. Caffè “il cavallo non beve”. Come si può riattivare un circuito virtuoso che riavvii l’economia, anche per il tramite della leva tributaria?
Penso che si dovrebbe avere il coraggio di ragionare su qualche innovazione che dia slancio alla ripresa economica che sembra cautamente profilarsi. Penso a qualche meccanismo di detassazione parziale del reddito incrementale, cioè a un sistema di prelievo ridotto, rispetto a quello ordinario, su una quota di reddito che supera di una certa misura quello del periodo precedente.
Venendo al presente, ci pare che ora gli impegni che la riguardano siano ancora più pressanti: gestire un Comune come Roma fa tremare i polsi. Bilancio annuale, bilancio pluriennale e piano operativo di gestione finanziaria, con la relazione revisionale e programmatica 2009/2011, comportano scelte soprattutto sulle entrate possibili. Come fare se l’Ici su Roma ha creato un ammanco di circa 33 milioni di euro (12 euro pro capite)?
È vero che lo Stato non ha ancora compensato completamente, per la casse dei Comuni, l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa. Ma si tratta di un problema destinato a essere risolto. Il gettito dell’Ici, in realtà, procede bene per il Comune di Roma, in linea con le previsioni. Piuttosto, è l’attività di recupero dell’evasione che dev’essere incrementata e il Documento di Programmazione finanziaria del Comune di Roma per il prossimo triennio pone particolare attenzione a questo aspetto. Grazie anche a un accordo stipulato con l’Agenzia del territorio, sarà intensificata l’attività di recupero dei valori catastali e degli accatastamenti. La maggiore e più efficiente attività di contrasto all’evasione e all’elusione tributaria, avviata su tutti i fronti dal Comune di Roma, è fondamentale per evitare aumenti delle misure dei prelievi.
Insomma il patto di stabilità interno, che lega gli Enti locali al rispetto di parametri rigidi, morde con ferocia. Già chiudere in pareggio mi sembra un salto mortale. Ce la farà Roma a rispettare tali vincoli?
L’equilibrio del bilancio è opera complessa in una città come Roma, stretta fra una serie innumerevole di vincoli e problemi. Tuttavia riusciremo a raggiungerlo, grazie a un primo intervento di eliminazione degli sprechi e al contenimento generale delle spese. Per quanto riguarda il patto di stabilità, il Comune di Roma ne è escluso fino al 2011, dopo l’istituzione della gestione commissariale del bilancio fino al 28 aprile 2008.
A suo merito va certamente ascritto il provvedimento di sanatoria per le multe al codice della strada contestate entro il 2004, con il solo aggravio del 4 per cento, da versare agli agenti della riscossione, tenuto conto che il Comune ha prodotto un “fatturato” di circa 340 milioni di euro. Si può estendere questo provvedimento anche alla tassa sullo smaltimento dei rifiuti solidi urbani?
La definizione agevolata delle sanzioni per infrazioni al Codice della strada commesse fino al 31 dicembre 2004 è prevista dalla legislazione nazionale e si è resa necessaria per evitare di trasferire sui cittadini le inefficienze delle vecchie inefficienze sia degli uffici comunali, sia del concessionario privato della riscossione, ormai superate. Non credo che la stessa situazione riguardi la tariffa rifiuti, non più tassa, che ha problemi differenti, soprattutto di elevata evasione e difficoltà di riscossione.
Per trovare soldi non si potrebbe pensare anche alla privatizzazione di alcune aziende romane, magari con una presenza comunale del 51 per cento?
La dismissione di buona parte delle partecipazioni in società del Comune di Roma è imposta dalla legge, quindi dovrà avvenire secondo la disciplina in corso di definizione. Peraltro, il Comune di Roma ha istituito una Commissione di esperti per la razionalizzazione e valorizzazione delle società partecipate, che sta lavorando alacremente e che presenterà le proprie proposte entro l’estate prossima. L’obiettivo è la costituzione di una holding che governi un sistema di società semplificato, che migliori i servizi per i cittadini e riduca i costi per l’Amministrazione.
Per concludere, torno all’inizio della nostra conversazione perché ho trovato suggestivo ed intelligente il suo intervento sul “borsellino elettronico”, come pure il progetto del concordato preventivo. Può spiegare in cosa consistano?
Una strategia efficace di contrasto all’evasione passa anche da una serie di interventi che pongano le condizioni per rendere più “visibili” al Fisco i redditi. L’evasione, infatti, non dipende esclusivamente dal senso civico dei contribuenti, ma anche e soprattutto dalla potenziale visibilità, all’Amministrazione Finanziaria, dei redditi prodotti. Si evade, a mio parere, non solo perché si è meno corretti, ma anche perché si pensa che sia difficile che l’Erario riesca a intercettare i redditi occultati.
Potrebbe essere opportuno favorire la diffusione del c.d. “borsellino elettronico”. In buona sostanza, l’idea è quella che lo Stato distribuisca alcuni redditi – ad esempio, le pensioni – attraverso uno strumento di pagamento, il borsellino elettronico, “tracciabile”. L’obiettivo che si persegue è questo. Chiunque viene pagato con il borsellino elettronico, successivamente, dichiarerà i redditi conseguiti per effetto di quelle transazioni dato che essi sarebbero comunque ricostruibili ex post dall’Amministrazione Finanziaria. Attenzione, ad essere “tracciati”, quindi, non saranno i pensionati, ma i commercianti che con tali soggetti verranno in contatto.
La logica attraverso cui operare, tuttavia, deve essere non quella della imposizione di un obbligo, bensì quella della creazione di un sistema incentivante: non si devono obbligare i pensionati ad utilizzare il “nuovo” strumento in luogo del contante, ma è necessario favorirne la diffusione attraverso, ad esempio, la previsione di un bonus fruibile solo se si utilizza tale strumento. In altre parole, se la pensione da corrispondere è ordinariamente 1.000, può diventare 1.100, laddove si utilizzi il “borsellino elettronico”.
Per quanto riguarda il concordato preventivo, penso a un mix di interventi che coordinandosi variamente tra loro creino le condizioni per far emergere redditi oggi occultati all’Erario. Ad esempio, si potrebbe:
1. superare, in alcuni casi e su base opzionale, il criterio della autodeterminazione dei tributi in favore di un concordato preventivo;
2. incentivare i contribuenti a dichiarare comunque i maggiori redditi, attraverso la misura della detassazione del reddito incrementale;
3. attuare un controllo puntuale sui contribuenti attraverso il c.d. “redditometro”.
L’idea è quella di creare un “circolo virtuoso” di questo tipo:
a. il contribuente che aderisce al concordato è comunque incentivato a dichiarare i maggiori redditi sfruttando l’agevolazione della detassazione del reddito incrementale;
b. l’alternativa sarebbe quella che i maggiori redditi realizzati e non dichiarati vengano comunque intercettati per mezzo del redditometro.
Se si realizzano queste condizioni, i redditi “da concordato” con l’Erario diventeranno sempre più credibili, in quanto si aggiorneranno automaticamente e progressivamente, se e nella misura in cui si utilizzerà lo strumento della detassazione del reddito incrementale. È chiaro, però, che questo meccanismo “virtuoso” potrà determinarsi solo se si lavora ad una razionalizzazione e a un potenziamento del redditometro che deve diventare uno strumento di accertamento sempre più “di massa” – applicabile, quindi, alla generalità dei contribuenti – e sempre più “automatico” – vale a dire in grado di collegare con immediatezza a determinati indicatori di capacità contributiva i redditi presumibilmente realizzati.
Termino infine con le professioni. I Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili sono in prima linea nei rapporti con il Fisco anche sul versante dei tributi locali. Come vede in prospettiva un loro coinvolgimento per semplificare gli adempimenti comunali che pure hanno un costo per tempi e modalità di soluzione?
Abbiamo già avviato la collaborazione con i professionisti e, in particolare, con l’Ordine di Roma dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. Tra l’altro, stiamo lavorando per la messa a punto dello Statuto del contribuente per la fiscalità locale, destinato a completare le previsioni della legge 212 del 2000 sullo Statuto nazionale del contribuente. Nello Statuto locale saranno inserite disposizioni destinate a fare evolvere anche la fiscalità locale sulla strada della semplificazione degli adempimenti e delle garanzie per i contribuenti sul rispetto dei loro diritti fondamentali.
Maurizio Leo
Il prof. avv. Maurizio Leo è nato a Roma nel 1955. Laureato in Giurisprudenza a Roma, si è specializzato in Studi Europei, presso l’Istituto post universitario “Alcide De Gasperi”.
Entrato nell’Amministrazione finanziaria dopo un’esperienza bancaria, ha raggiunto nel 1992 il grado di Dirigente Generale del ministero delle Finanze, con l’incarico di Direttore centrale per gli Affari giuridici e il Contenzioso tributario, presso il Dipartimento delle Entrate. Nel 1999 ha assunto l’incarico di Prorettore della “Scuola Superiore dell’Economia e delle Finanze”. Nel 2001 è stato eletto per la prima volta alla Camera dei deputati nelle liste di Alleanza nazionale, dove è stato rieletto anche nella legislatura successiva nonché in quella in corso. È stato Vice Presidente della Commissione Finanze della Camera e componente dell’Alta Commissione per il Federalismo fiscale, istituita presso il ministero dell’Economia e delle Finanze Nell’attuale Legislatura, è Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza sull’Anagrafe Tributaria. Docente della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, ha tenuto corsi di specializzazione alla Scuola di Management della Luiss. Dal 1986 insegna alla Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza nei corsi di specializzazione e addestramento per Ufficiali ed è titolare della materia “Legislazione e servizi in materia di Imposte Dirette” presso l’Accademia della Guardia
di Finanza. È stato anche professore a contratto di Diritto tributario presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha partecipato, come presidente o componente, a numerosissime commissioni tecniche, sia nazionali sia internazionali, rappresentando anche l’Italia ai lavori del Congresso dell’Onu per la lotta alla criminalità e il trattamento della delinquenza. Autore di numerose pubblicazioni, è noto in particolare per il volume Le imposte sui redditi nel testo unico, pubblicato in sei edizioni e adottato in numerose Università.

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