Una rondine imprendibile

Dopo aver letto, al suo esordio narrativo, Igiene dell’assassino (1992) mi sono quasi subito convinto che avremmo ancora sentito parlare di Lei. Una dark lady assolutamente mingherlina ma sulfurea e tenebrosa. Con Stupore e tremori, da cui è stato tratto anche un film, ha vinto nel 1999 il Grand Prix dell’Accademia francese.

Con Biografia della fame e Acido Solforico gli strali nothombiani si sono impreziositi di una crescente vitalità, uniti al coraggio della denuncia contro una società dove la sofferenza diventa spettacolo; dove le stesse parole dell’Autrice evocano la possibilità che non si tratti di un reality show, quanto piuttosto di una rappresentazione veritiera. Qui le sfumature stesse del noir evocano una ambigua danza dei sentimenti che accomuna tutti. Così, dopo averla incontrata a Roma lo scorso anno vicino a Fontana di Trevi, le ho chiesto un incontro meno sottile e più informale. Insomma le ho domandato un’intervista appena fosse tornata in Italia a presentare il suo prossimo lavoro. Ed eccoci, perciò, a Torino dove l’ho raggiunta e dove a piazza San Carlo abbiamo fatto una frugale colazione di cornetti e cappuccino.

Abbiamo parlato del libro appena uscito con Voland, la preziosa casa editrice romana che ne cura l’edizione, e pure dei libri che non usciranno mai e che lei custodisce gelosamente nella bella casa parigina. Capelli corvini, occhi vivissimi, sguardo algido, movimenti lenti, statura piccina. Insomma un piccolo diavolo; molto simile a quel nostro io che irrompe sulla scena nell’indimenticabile e teatrale Cosmetica del nemico. Per me, in assoluto, il più bello tra i suoi romanzi dal quale ha preso le mosse il nostro caffè e la chiacchierata al sole di Torino.

Il protagonista del suo ultimo romanzo Diario di Rondine, Urbano, è un pony-express che si trasforma in serial killer e s’innamora di Rondine, una delle sue vittime. Come le è venuta quest’idea?

 

Di solito non sono io a scegliere le storie dei miei romanzi, rimango incinta di queste. Una donna non sa perché rimane incinta proprio di quel bambino. Succede e basta. Ma nel caso di Diario di Rondine c’è stato un concepimento molto strano. Stavo scrivendo nella mia camera a Parigi, quando dalla finestra è entrata una rondine che ha cominciato a sbattere dappertutto impaurita. Sembrava impazzita, era orribile. Io ho cominciato a inseguirla, naturalmente volevo prenderla per salvarla ma lei non lo sapeva. Quella rondine è morta e in quei minuti ho sentito tutta la sua paura dentro di me, e allo stesso tempo mi sono sentita anche il suo killer. È stato in quei momenti che l’idea del mio ultimo romanzo si è impossessata di me.

 

Urbano ascolta la musica dei Radiohead. È un gruppo che lei ammira? E soprattutto che musica ascolta mentre scrive?

Io adoro la musica dei Radiohead, ma non li ho mai conosciuti di persona, ho letto delle interviste e devo dire che non li ammiro affatto. Quando scrivo non ascolto mai la musica, in quel momento sono io a creare la mia musica. Ogni giorno mi dedico alla scrittura dalle 4 alle 8 del mattino, nel silenzio più assoluto; è un rito. E mentre scrivo bevo del tè nerissimo, molto forte. Mi sorprende che il mio stomaco lo sopporti. Non conosco altre persone che riescano a bere il mio tè.

 

E mangia anche qualcosa di particolare mentre scrive?

No, non mangio mai nulla prima di scrivere. È una condizione essenziale per me, non riuscirei a fare diversamente.

 

Lei ha un’attività di scrittura frenetica, ha già pubblicato 14 romanzi e si dice ne abbia scritti molti di più. Quando pensa di fermarsi?

In realtà sono incinta del mio 61esimo romanzo. Ovviamente la maggior parte non sarà mai pubblicata, perché ogni anno pubblico un solo libro che scelgo rigorosamente fra quelli scritti nel corso dell’anno. Tutti gli altri manoscritti li conservo. Il primo obiettivo della scrittura non è la pubblicazione, ma la comprensione di un mistero, che all’inizio è tale anche per me. Ho dato precise disposizioni, affinché anche dopo la mia morte i miei manoscritti vengano conservati in un luogo sicuro e non si possano mai consultare. A casa mia sono venuti dei ladri per ben quattro volte, ma non hanno mai toccato i manoscritti; non erano interessanti per loro.

 

Lei è molto popolare soprattutto tra gli adolescenti. Crede di essere un esempio da seguire? Che rapporto ha con i suoi fans che la considerano una rockstar, un mito?

No, assolutamente. Non sono un esempio da seguire. Il mio consiglio ai giovani è: non fate come me. In generale, non mi sento oppressa né condizionata dai miei fans. Ogni giorno ricevo moltissime lettere da parte dei miei lettori, alcuni mi scrivono da anni. Io non uso internet, la posta elettronica e nemmeno il cellulare. Quindi ogni mattina rispondo alle lettere a mano, dal mio piccolo ufficio nella casa editrice Albin Michel di Parigi. Naturalmente non riesco a rispondere a tutti, ma per me è diventato un rito, una cosa che faccio tutti i giorni. Ci tengo molto.

Per quanto riguarda il mio successo tra gli adolescenti, credo che l’adolescenza sia un’età molto difficile, in cui si ha paura, si soffre, ci si sente soli, si deve gestire il cambiamento del proprio corpo e il rapporto con gli altri. Sono tutti temi che ho affrontato nei miei romanzi; credo che l’adolescenza sia l’età più interessante. È così che me lo spiego.

 

Davvero risponde a mano a tutte le lettere in francese che riceve? Gliene arrivano da tutto il mondo. E dall’Italia?

Ho difficoltà a rispondere a chi mi scrive in italiano, ma è meno grave di quando mi scrivono in russo o in coreano. Dovrei parlare 39 lingue, visto che sono tradotta in 39 Paesi, anzi ho calcolato che si aggiunge una nuova lingua all’anno. Francamente non posso pretendere tanto da me stessa!

Giappone, Cina, Bangladesh, Francia, figlia di un ambasciatore belga, la sua biografia si muove da una parte all’altra del mondo. Dove si sente a casa?

Da nessuna parte. Il fatto di aver viaggiato molto e conosciuto società e culture anche opposte tra loro, non mi fa avere la necessità di sentirmi a casa in un solo posto. Viaggiare mi ha arricchito.

Com’è andato il suo soggiorno in Italia, le piace il nostro Paese?

L’Italia è l’unico Paese in cui vengo ogni anno per promuovere il mio libro, e lo faccio con grande piacere. Non è lavoro per me, la considero una breve vacanza. Con il mio editore (Voland) ci sono rapporti di amicizia, e poi è un Paese che mi sorprende sempre. A Torino e a Milano sono stata accolta da una folla di lettori, è stato interessante rispondere alle loro domande, per non parlare delle letture di Diario di Rondine a teatro e della messa in scena di Cosmetica del nemico. Le ho trovate geniali. Adoro l’Italia.

Torino, 22 febbraio 2007